Il piano di intervento comportamentale (BIP): cos’è? A cosa serve?
Nella gestione dei comportamenti problema esiste uno strumento chiave utilizzato dallo staff riabilitativo e utile anche alla famiglia: il piano di intervento comportamentale, detto anche piano di intervento riduzione. La sua sia inglese è B.I.P., Behavior Intervention Plan: in questo articolo vediamo a cosa serve, quali elementi lo compongono e quali caratteristiche deve avere per essere davvero efficace.
Sommario
- Premessa 1: cos’è un comportamento problema?
- Premessa 2: come gestire un comportamento problema?
- Cos’è e a cosa serve il piano di intervento comportamentale (B.I.P., Behavior Intervention Plan)
- Quali sono le componenti essenziali di un piano di intervento comportamentale?
- B.I.P. e assessment del rischio
- B.I.P. e piano di gestione della crisi comportamentale
- 5 pilastri per stilare un B.I.P. efficace
- I servizi di Mind The Kids per la gestione dei comportamenti problema
Premessa 1: cos’è un comportamento problema?
Nella vita di una persona con deficit del neurosviluppo si definisce comportamento problema un comportamento:
- la cui durata, intensità o frequenza può mettere a rischio la sicurezza della persona, delle persone che vi sono attorno e dell’ambiente nel quale si manifesta
- che limita o rende difficile l’accesso alla vita di comunità e le interazioni sociali
- che ostacola l’apprendimento.
Questa definizione fornita da Emerson nel 1995 (e che abbiamo già preso in esame in un approfondimento dedicato) sottolinea anche altri aspetti che è importante prendere in considerazione:
- il comportamento problema è un fenomeno permanente, che può essere sostituito con comportamenti adattivi ma non può essere eliminato del tutto;
- il comportamento problema è appreso;
- il comportamento problema e quello adattivo sono acquisiti e mantenuti da contingenze simili.
Premessa 2: come gestire un comportamento problema?
La gestione dei comportamenti problema nell’ambito dei disturbi del neurosviluppo è un tema complesso e ampio, che riguarda un “sistema” di cui fanno parte le famiglie, i professionisti, le strutture, le procedure e gli strumenti a disposizione dei diversi soggetti. Non solo: serve adottare un punto di vista più ad ampio spettro, che tenga conto dell’intero progetto di vita per la persona coinvolta.
Non va mai dimenticato infatti che il focus dell’intervento è la qualità di vita della persona, la quale ha diritto a:
- un ambiente terapeutico;
- servizi il cui scopo è il benessere;
- il supporto di un analista specialista;
- programmi che insegnano abilità funzionali;
- valutazione e monitoraggio continuo;
- un trattamento con strategie efficaci e basate sulla letteratura;
- uno staff multidisciplinare di supporto.
Fatta questa premessa, per gestire adeguatamente un comportamento problema dal punto di vista operativo, serve:
- fare un assessment del rischio accurato, ossia una valutazione iniziale che permette di individuare eccessi comportamentali o deficit comportamentali (spiegato di seguito);
- tradurre le rilevazioni di questo assessment in un piano di azione concreto;
- definire delle procedure da adottare in caso di crisi comportamentali gravi (spiegato di seguito).
Lo strumento chiave per gestire i comportamenti problema e che funge da collante fra tutti gli aspetti qui elencati è il piano di intervento comportamentale (in inglese B.I.P., Behavior Intervention Plan).

Cos’è e a cosa serve il piano di intervento comportamentale (B.I.P., Behavior Intervention Plan)
Il trattamento di comportamenti problema richiede competenze e strumenti specifici. Fra questi vi è il piano di intervento comportamentale, detto anche piano di comportamento riduzione (in inglese conosciuto come B.I.P. – acronimo di Behavior Intervention Plan).
È lo strumento costituito da procedure e prassi che usa le osservazioni raccolte sul comportamento (assessment funzionale del comportamento) e le trasforma in un piano di azione concreto per:
- ridurre i comportamenti problema
- insegnare all’individuo a comunicare in maniera indipendente
- identificare un comportamento alternativo.
La gestione dei comportamenti problema in ambito riabilitativo diventa efficace solo se guidata da questo strumento. Il suo punto di forza sta nella trasversalità. Infatti non si tratta di uno strumento a disposizione solo dei tecnici, anzi: oltre ai professionisti, possono utilizzarlo anche i familiari.
Quali sono le componenti essenziali di un piano di intervento comportamentale?
Le componenti essenziali del Behavior Intervention Plan sono 7.

- Anamnesi, ossia la raccolta delle informazioni relative alla storia personale e clinica, al quadro farmacologico, ai traumi, alla storia della famiglia,l’inserimento a scuola, qualsiasi cambiamento importante e significativo storia clinica e farmacologica.
- Misurazione e definizione operazionale dei comportamenti inopportuni, ossia una fotografia oggettiva e precisa dei comportamenti problema considerate la topografia (descrizione del comportamento inopportuno, cosa avviene), durata, frequenza, durata e intensità del CP.
- Analisi della funzione del comportamento target, ossia lo studio del perché quel comportamento problema avviene.
- Identificazione di un comportamento sostitutivo proposto.
- Elenco e la spiegazione dei doveri di ogni membro del team coinvolto nel programma, compresi i genitori e la persona in questione.
- Programma di revisione per il piano di intervento, ossia delle misure di “flessibilità” che permettono di adattare e adeguare il piano in caso di necessità.
- Piano di gestione della crisi, ossia una raccolta di prassi e procedure da seguire nel caso si verificasse questo momento delicato.
Da dove partire per redigere un B.I.P. davvero efficace? Lo step iniziale è la compilazione dell’assessment del rischio, ossia la valutazione iniziale su cui poggia l'intero piano di intervento comportamentale.
B.I.P. e assessment del rischio
L’assessment del rischio è primo passo di ogni Piano di intervento comportamentale efficace: è la valutazione iniziale sui cui poggia l'intero B.I.P. che permette di analizzare il comportamento problema in modo oggettivo e tramite misurazioni e protocolli specifici.

L’assessment del rischio ha un ruolo cruciale perché:
- è il punto di partenza per determinare le future aree di intervento: gli interventi riabilitativi seguenti non avrebbero senso in assenza di una “fotografia iniziale” che funge da “momento zero” dell’intervento riabilitativo;
- fornisce una valutazione del comportamento: le misurazioni raccolte quantificano il comportamento nelle sue componenti essenziali (topografia e funzione, durata, intensità, frequenza)
- offre un riferimento oggettivo per determinare l'efficacia dell'intervento: grazie al quadro ricostruito, il lavoro svolto viene messo a confronto con quadro di partenza iniziale per valutare nel corso del tempo i miglioramenti raggiunti e i progressi ottenuti.
Grazie all’assessment, è possibile individuare:
- ECCESSI COMPORTAMENTALI: ossia i comportamenti che si verificano troppo frequentemente e/o con troppa intensità (ad esempio, comportamenti auto-stimolatori o aggressivi);
- DEFICIT COMPORTAMENTALI: ossia comportamenti che si verificano con bassa frequenza e/o intensità o sono totalmente assenti (ad esempio: richieste verbali, contatto oculare, le abilità di auto intrattenimento, abilità di imitazione).
B.I.P. e piano di gestione della crisi comportamentale
Un’altra sezione fondamentale del BIP è il piano di gestione della crisi comportamentale, ossia una raccolta di prassi e procedure da seguire per gestire in modo efficace il delicato della crisi.
Persone con disturbi da neurosviluppo possono infatti incorrere in crisi comportamentali indotte da rinforzi esterni, automatici o interni, che inducono un comportamento severo o pericoloso. È il caso, ad esempio, di un bambino che lancia gli oggetti quando gli viene detto di "no" o gli viene data un'istruzione, oppure che sbatte la testa quando vive un rifiuto o una richiesta.
Di fronte a queste situazioni è fondamentale adottare una serie di procedure in grado di aumentare la sicurezza di chi le vive, delle persone attorno e dell’ambiente - raccolte, appunto, nel piano di gestione della crisi comportamentale.
Fra le strategie di intervento più efficaci e validate a livello scientifico rientra anche il modello TEAM TEACH®.
Abbiamo approfondito questi argomenti negli articoli:
- Come gestire una crisi comportamentale?
- Il modello TEAM TEACH®: cos'è e come funziona?Il modello TEAM TEACH®: cos'è e come funziona?
5 pilastri per stilare un B.I.P. efficace
Un piano di intervento comportamentale efficace poggia su questi 5 pilastri fondamentali.

- Chiarezza: le informazioni sul piano comportamentale, le aspettative e le procedure devono essere chiare per l'individuo, per la famiglia e per tutti i membri dello staff riabilitativo. Solo attraverso istruzioni chiare è possibile mirare al successo del piano comportamentale.
- Coerenza: tutti i membri dello staff e della famiglia sono tenuti a condividere gli interventi e gli approcci, e si sforzano di applicare le stesse conseguenze (rinforzatori). L’efficacia del piano è tanto più accentuata quanta è la collaborazione fra tutti i soggetti coinvolti.
- Semplicità: in situazioni complesse, la semplicità degli strumenti di supporto è un aiuto fondamentale. I supporti sono pratici e accessibili in modo che tutto lo staff, compresa la famiglia, possano avere successo nella realizzazione del piano. In caso di incomprensioni, dubbi o difficoltà di attuazione, la loro condivisione e esplicitazione è indispensabile per la buona riuscita del piano.
- Continuità: anche se il comportamento migliora, è importante mantenere attivo l'insegnamento e le strategie proattive in atto, per continuare ad assistere e sostenere le abilità funzionali e appropriate.
- Deve essere scritto e sottoscritto: un documento scritto e consultabile è un punto di riferimento importante per evitare di disperdere informazioni e sprecare energie, ma è anche uno strumento di responsabilizzazione affinché tutti i soggetti coinvolti siano spinti ad avere piena consapevolezza della responsabilità etica che hanno di fronte alla gestione della crisi.
I servizi di Mind The Kids per la gestione dei comportamenti problema
La redazione del piano di intervento comportamentale in tutte le sue componenti qui analizzate, rientra fra le competenze offerte dalla rete di professionisti del Centro Mind The Kids (in particolare analisti del comportamento, pedagogisti, psicologi, educatori, logopedisti). Il nostro approccio si basa sulla presa in carico globale dei nostri pazienti: per conoscere le nostre consulenze, contattaci al form dedicato.
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