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I comportamenti problema: cosa sono e come gestirli

 

Vivere o lavorare con persone affette da disturbi dello spettro autistico implica affrontare i loro "comportamenti problema", ossia manifestazioni comportamentali di intensità, frequenza, durata tali da mettere a rischio la sicurezza delle persone coinvolte, dei soggetti stessi e dell’ambiente in cui si verificano o comportamenti che possono limitare l’interazione sociale e l’apprendimento. Ma cosa sono i comportamenti problema? Perché si manifestano e quali strategie impiegare per gestirli? Lo scopriamo in questo approfondimento.

Sommario

Premesse sul comportamento

Prima di puntare la lente di ingrandimento sui comportamenti problema, è bene fare qualche passo indietro, riportando delle considerazioni che riguardano il comportamento inteso nella sua accezione più generale.

Premessa 1

Ogni comportamento “è ogni interazione dell’organismo con l’ambiente” (Cooper, J. O., Heron, T. E., & Heward, W. L., 1987, Applied behavior analysis) ed è caratterizzato da due aspetti:

  • la topografia, ossia la forma del comportamento (cosa fa concretamente il soggetto);
  • la funzione, ossia la relazione che intercorre tra il comportamento manifestato e le conseguenze che produce (perché manifesta quel comportamento).

Premessa 2

Tutti i nostri comportamenti inoltre possono essere di due tipologie:

  • comportamenti innati, ancorati cioè alla nostra natura più profonda;
  • comportamenti appresi (o acquisiti), ossia manifestazioni che sono frutto della nostra esperienza e storia personale, dell’ambiente nel quale siamo cresciuti o nel quale viviamo, esito delle nostre relazioni, e frutto della propria storia di apprendimento.

Premessa 3

Esistono due principali funzioni che ci spingono a manifestare i nostri comportamenti. Ognuno di noi manifesta un comportamento perché vuole:

  • ottenere qualcosa (ossia per rinforzo positivo, RF+);
  • evitare qualcosa (ossia per rinforzo negativo, RF-).

Le stesse considerazioni vanno calate sui comportamenti problema. Vediamo dunque cosa sono, quali caratteristiche hanno e che strategie adottare per affrontarli.

Cosa sono i comportamenti problema? Perché si manifestano, cosa li causa?

Prima di definire i comportamenti problema, è bene premettere che:

  • i comportamenti problema rientrano fra i comportamenti appresi, acquisiti e per tale motivo è possibile agire ed intervenire su di essi;
  • anche i comportamenti problema hanno due funzioni (motivazioni, perchè) principali. I comportamenti problema si manifestano perché i soggetti vogliono ottenere qualcosa oppure perché vogliono evitare qualcosa.

I comportamenti problema, come tutti i tipi di comportamento, rappresentano il modo in cui l’essere umano risponde agli stimoli presenti nel suo ambiente materiale o relazionale/sociale. Pertanto possono essere ad esempio il risultato di:

  • un sovraccarico emotivo (ad esempio quando un bambino si butta a terra quando la mamma dice "no " alla richiesta di guardare il tablet);
  • un sovraccarico sensoriale (come ad esempio tapparsi le orecchie e urlare nella stanza perché c'è un rumore fastidioso nella stanza).

Come possiamo dunque definire i comportamenti problema?

Eric Emerson (1995), professore universitario inglese e scrittore, ha definito il comportamento problema come “un comportamento distruttivo e/o pericoloso per l’individuo, per gli altri o per l’ambiente oppure che ostacoli l’apprendimento e l’interazione sociale”. Altri autori, sfruttando il principio secondo cui ciascun comportamento è espressione di bisogni e problemi reali, ritengono che le persone con disabilità, avendo delle strategie comunicative limitate, utilizzino i comportamenti problemi proprio come atto comunicativo. (Edward G. Carr, 1998).

Il comportamento problema è “un comportamento distruttivo e/o pericoloso per il soggetto, per le persone che lo circondando e per l’ambiente, o che ostacoli l’apprendimento o l’interazione sociale” (Emerson, 1995)

Un comportamento può essere definito ‘problema’ quando:

  • è disadattivo
  • ostacola l'apprendimento
  • ostacola lo sviluppo di nuove capacità o abilità
  • interferisce o ostacola il mantenimento o il miglioramento di capacità già acquisite
  • è pericoloso per la persona che lo compie
  • è pericoloso per chi è attorno a lui/lei
  • interferisce con lo svolgimento di normali azioni e attività quotidiane
  • è distruttivo per l’ambiente;
  • ostacolano l’interazione sociale perché sono socialmente inaccettabili e generano rifiuto, allontanamento, isolamento.

I comportamenti problema possono manifestarsi con:

  • aggressività auto ed eterodiretta;
  • distruzione di oggetti;
  • fuga;
  • urla;
  • autostimolazioni;
  • proteste verbali e atteggiamenti di sfida;
  • non collaborazione;
  • rifiuto delle regole.

Citando la classificazione proposta dalla collega Dott.ssa Eleonora De Gaetani nell’opuscolo “Comportamenti problema - Linee guida e strumenti per la scuola”, potremmo identificare:

  • comportamenti disturbanti (es: lanciare oggetti, fare chiasso, parlare di cose non pertinenti allo specifico contesto, ecc.);
  • comportamenti di aggressione verbale (es: minacce verbali di far male ad altri, imprecazioni a fronte di richieste specifiche, ecc.);
  • comportamenti stereotipati (es: sventolare le mani, dondolare il corpo, mettere oggetti in bocca e succhiarli, ecc.);
  • comportamenti autolesivi (es: darsi pugni sulla testa, schiacciarsi l’occhio col dito, picchiare la testa sul pavimento);
  • comportamenti di aggressione fisica (es: picchia, scalcia, pizzica, ecc.).

In linea generale, impulsività, aggressività e mancato rispetto delle regole sono le caratteristiche comuni dei comportamenti problema riconducibili ai bambini con disturbi del comportamento (Deficit di attenzione con iperattività ADHD, Disturbi della condotta DC, Disturbo oppositivo provocatorio DOP, Disturbo emoziona e depressivo) - Per insegnati ed educatori, l’opuscolo citato sopra chiarisce ulteriormente i comportamenti problema più frequenti manifestati in ambito scolastico da alunni con disturbi del comportamento (Deficit di attenzione con iperattività ADHD, Disturbi della condotta DC, Disturbo oppositivo provocatorio DOP, Disturbo emoziona e depressivo).

Che obiettivi porsi nel trattamento dei comportamenti problema nelle persone con disturbi del Neurosviluppo?

Lo scopo primario di ogni intervento di riduzione di un comportamento problema è migliorare la qualità della vita del soggetto destinatario dell’intervento. Affinché questo accada, l’intervento deve puntare a:

  • ridurre i comportamenti problema;
  • modificare la forma del comportamento (topografia), rispettando la funzione, cioè la motivazione che ha indotto quel comportamento (e quindi permettere all'individuo di ottenere la stessa conseguenza, ciò che desidera ottenere o evitare); identificare quindi un comportamento alternativo al comportamento problema;
  • insegnare all’individuo a comunicare in maniera indipendente.

Secondo l’articolo scientifico “Right To Effective Treatment”, “Diritto a un trattamento efficace” pubblicato nel 1988 dal Professor Ron Van Houten e colleghi infatti, ogni individuo che presenta dei comportamenti problema ha diritto a:

  • un ambiente terapeutico;
  • servizi il cui scopo principale è il benessere (welfare) dell’individuo;
  • un trattamento da uno specialista competente (Analista del Comportamento Certificato e con esperienza in materia);
  • programmi che insegnano abilità funzionali;
  • una valutazione comportamentale e monitoraggio continuo;
  • un trattamento che utilizza procedure disponibili più efficaci (basato sulla letteratura scientifica).

Come gestire i comportamenti problema? Strategie reattive e strategie proattive

Per gestire i comportamenti problema servono strategie di intervento e strumenti efficaci. Fra le strategie distinguiamo fra:

  • strategie di intervento reattive;
  • strategie di intervento proattive.

Fra gli strumenti, quello più completo è certamente il BIP, Behaviour Intervention Plan, ovverosia il Piano di Intervento Comportamentale (che al suo interno contiene strumenti ancor più specifici come il Piano di Gestione della Crisi, ovverosia quell’insieme di procedure da attuare in caso di crisi comportamentali gravi, per evitare che la persona si faccia male o faccia male agli altri o danneggi l’ambiente).

Il framework

Nella gestione dei comportamenti problema, i passaggi chiave sono l’osservazione, la misurazione e la scelta dell’intervento. In questo scenario, i principi dell’Applied Behavior Analysis diventano preziosi per interpretare e analizzare il problema, offrendo un ancoraggio scientifico solido alla scelta degli interventi da attuare.

STEP 1: OSSERVAZIONE E MISURAZIONE

L’analisi funzionale del comportamento (modello ABC) è lo strumento necessario per osservare il comportamento in maniera oggettiva e si basa sull’osservazione di tre momenti:

  • Antecedenti: cosa succede immediatamente prima del comportamento?
  • Comportamento: cosa fa la persona?
  • Conseguenze: cosa accade immediatamente dopo il manifestarsi del comportamento?

L'analisi funzionale del comportamento si basa sul modello ABC, che analizza antecedenti del comportamento, il comportamento, conseguenti del comportamento

L’osservazione e l’analisi funzionale del comportamento problema sono utili per:

  • quantificare la manifestazione di quel comportamento, misurando la frequenza (il numero di episodi osservati in un determinato tempo), l’intensità (ossia la dirompenza del comportamento, che può essere bassa, media, alta, altissima), la durata (ossia quanto dura un determinato comportamento);
  • cercare di capire che significato ha quel comportamento in quella determinata situazione, che scopo ha (cioè cercare di capire la funzione del comportamento, ovvero cosa vuole ottenere o evitare la persona che lo emette);
  • quali sono gli elementi che lo caratterizzano;
  • offrire a familiari e professionisti una “fotografia” oggettiva del comportamento, del contesto in cui si è verificato, cosa è accaduto prima dell’insorgere del comportamento e cosa è accaduto dopo.

In questo senso, l’osservazione e la misurazione del comportamento problema sono un punto di partenza prezioso e imprescindibile per progettare interventi ad hoc che puntino a modificare ed estinguere il comportamento problema, sostituendolo con un comportamento socialmente adeguato. La comprensione dell’origine dei comportamenti problema è dunque alla base della sua estinzione, altrimenti si rischia di sostituire semplicemente un comportamento problema e il soggetto potrebbe emettere un altro comportamento problema con la medesima funzione, per ottenere le conseguenze desiderate.

STEP 2: SCELTA DELLA STRATEGIA DI INTERVENTO

Una volta compresa l’origine del comportamento problema e delineati i suoi tratti peculiari, quali strategie di intervento utilizzare per ridurre il comportamento problema?

Si possono adottare due tipologie di strategie:

  • Strategie PROATTIVE: sono le strategie che agiscono PRIMA che il comportamento si manifesti, insegnando al bambino/adulto comportamenti sostitutivi rispetto a quello problematico. Per ogni comportamento che si deve ridurre, ce ne deve essere uno correlato da incrementare. Questo significa che non si deve aspettare che il bambino emetta il comportamento problema (ad esempio mordere per chiedere aiuto) ma si insegna proattivamente la richiesta di aiuto creando ad hoc opportunità di apprendimento.
  • Strategie REATTIVE: sono le strategie che agiscono DOPO che il comportamento si è manifestato, per cercare di ridurre la probabilità di rinforzare ulteriormente il comportamento. Questo significa adottare per lo più strategie di gestione della crisi che non insegnano nulla di nuovo al soggetto ma evitano la possibilità di rinforzare ulteriormente il comportamento problema.

Le strategie proattive sono quelle che funzionano di più e su cui un buon intervento deve basarsi.

Dopo l'osservazione e la misurazione si scelgono le strategie di intervento: quelle pro attive agiscono sugli antecedenti del comportamento, quelle reattive sui conseguenti del comportamento

Ad esempio, rientrano fra le strategie proattive: insegnare a richiedere in modo funzionale e appropriato l'attenzione di un'altra persona, insegnare a richiedere in modo appropriato oggetti, attività desiderate, insegnare a richiedere una pausa, a richiedere aiuto in un compito difficile o a richiedere di evitare un compito o una situazione vissuta come spiacevole o avversiva.

Esempio di strategia proattiva

Una strategia reattiva invece è insegnare a non consegnare l'oggetto desiderato in maniera contingente al comportamento problema (estinzione) ma suggerire immediatamente una forma alternativa per ottenerlo. Ad esempio se il bambino batte con i pugni sul mobile perchè vuole i biscotti, l'adulto può non dare attenzione ai pugni e suggerire al bambino di indicare in alto (prompt imitativo o fisico) per aiutarlo a chiedere i biscotti (insegnamento della richiesta funzionale attraverso il pointing) e successivamente consegnare i biscotti, anche se l'indicazione del bambino non era indipendente ma guidata/suggerita.

Esempio di strategia reattiva

Analisi e misurazione del comportamento, strategie di intervento, procedure e prassi da adottare confluiscono all’interno dello strumento più completo per la gestione, la correzione e l’estinzione dei comportamenti problema: il Piano di Intervento Comportamentale (o Piano di Intervento Riduzione), in inglese Behaviour Intervention Plan (B.I.P.).

Chi sono i professionisti che intervengono nel trattamento dei comportamenti problema?

Nella progettazione e attuazione del Piano di Intervento Comportamentale (e più in generale nella realizzazione degli interventi riabilitativi per la gestione dei comportamenti problema) intervengono diverse figure professionali. Le principali sono:

  • l'Analista del Comportamento Certificato (Board Certified Behavior Analyst, BCBA, BCBA-D nel caso in cui abbia conseguito un Dottorato di Ricerca), è il professionista che si occupa di fare la valutazione dei bisogni del cliente, progettare un piano individualizzato di riduzione dei comportamenti problema, coordinare il lavoro dello staff, monitorare i progressi, formare e dare feedback allo staff e alla famiglia;
  • il Tecnico del Comportamento Certificato (RBT, Registered Behavior Technician), è un tecnico specializzato, responsabile diretto dell’attuazione delle procedure di acquisizione delle competenze e modificazione del comportamento progettate dal supervisore BCBA o BCaBA. Il Tecnico RBT implementa direttamente le procedure d’insegnamento di abilità e il piano di riduzione del comportamento problema sviluppato dal supervisore, si occupa di prendere i dati e condurre alcuni tipi di assessment.
  • l’assistente BCaBA, è la figura “intermedia” fra tra le due precedenti: questo profilo ha conseguito un master, che consente di avere le competenze per fornire servizi di analisi comportamentale (sotto la supervisione di un Board Certified Behavior Analyst, BCBA) e di supervisionare l’attività dei Tecnici RBT.

    Ad oggi non è più possibile acquisire il titolo di RBT; esiste invece un percorso conseguire il titolo IBT, International Behavior Technician (clicca QUI per i riferimenti ufficiali di IBAO®, International Behavior Analysis Organization®), erogato anche dagli specialisti del nostro centro.

Il lavoro sulla riduzione dei comportamenti problema è un percorso lungo e complesso e che richiede l’integrazione fra figure professionali differenti, sostenuta anche dalla letteratura scientifica. In questo percorso assume un ruolo centrale anche il coinvolgimento diretto della famiglia e di tutti gli attori sociali che si trovano ad interagire, in modo più o meno diretto e frequente, con i destinatari degli interventi (come ad esempio educatori, insegnanti, oss, ecc.).

Considerato poi che la gestione dei comportamenti problema non è un ambito relegato unicamente alle figure professionali dello sviluppo, esistono corsi di approfondimento e certificazione aperti a chiunque desideri, per motivi personali o familiari, ad acquisire competenze, strumenti e tecniche di intervento che permettano a tutti di gestire con competenza e padronanza comportamenti problema o, in casi ancor più complessi, le crisi comportamentali. È il caso del TEAM TEACH®, è un modello d’intervento per la riduzione del rischio in contesti educativi che rientra fra gli interventi dell’Analisi Comportamentale applicata e che offre una vasta gamma di tecniche di manipolazione positiva. È il modello di intervento più diffuso in Inghilterra (tanto da essere stato accreditato dal British Institute of Learning Disabilities), è stato premiato dal Dipartimento dell’Educazione e della Salute del Regno Unito per lo standard di formazione ed è stato insignito del più alto livello di riconoscimento nel Regno Unito, cioè un National Training Award (un premio governativo assegnato a chi dimostra risultati eccezionali attraverso la formazione e lo sviluppo).

Le soluzioni offerte da Centro Mind The Kids per la gestione dei comportamenti problema

La gestione dei comportamenti problema è uno degli ambiti di expertise più solido di tutti i professionisti del nostro centro.
Grazie ad uno staff di Psicologi, Analisti del Comportamento, Terapisti del Neurosviluppo e Pedagogisti, Mind The Kids si pone a fianco di bambini, adolescenti e adulti con Disturbi del Neurosviluppo con manifestazioni comportamentali differenti, fino a gravi e severe.
In questo senso, i professionisti del Centro erogano sia servizi destinati agli utenti finali, sia servizi di formazione specifica per altri professionisti, sia per famiglie, al fine di promuovere e accrescere le competenze nella gestione dei comportamenti problema.

Rientrano fra questi:

  • il corso TEAM TEACH, citato sopra e già realizzato in diverse edizioni;
  • il Corso di Alta Formazione ACCEA, realizzato in collaborazione con ABA for Disability e che vanta la partecipazione del Dr. John M. Guercio, Ph.D. e del Dr. Joshua K. Pritchard, Ph.D., fra i più noti professionisti internazionali in questo specifico settore, e che vede fra i docenti la Dott.ssa Chiara Cesaro del nostro Centro.

Se necessiti di una consulenza o una valutazione personalizzata e più specifica, scopri i servizi che Mind The Kids mette a disposizione e contattaci all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Per tutti gli aggiornamenti sulla formazione del nostro Centro e i prossimi corsi in partenza, iscriviti alla nostra newsletter.


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