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Cos'è l'Evidence-Based Practice e perché è importante

 

Evidence-Based Practice, EBP, è un termine diffuso fra professionisti dei disturbi del Neurosviluppo e più in generale fra i professionisti della cura della persona. Ma cosa significa Evidence-Based Practice? Da dove nasce e, soprattutto, perché è importante adottare questo approccio?

In questo articolo proviamo a fornire una panoramica globale sul tema e specifica per i disturbi del Neurosviluppo.

Sommario:

Excursus storico, tra clinica ed evidenza scientifica

Nell’ambito dei servizi di cura e assistenza alla persona, il ricorso a pratiche e strategie di intervento ben consolidate nel corso della storia e comunemente utilizzate dai professionisti di generazione in generazione ha goduto di grande centralità e autorevolezza, senza domandarsi se tali pratiche fossero supportate da riscontri scientifici oggettivi. Nell’ambito dell’educazione ad esempio, l’adozione di determinate metodologie per disincentivare o incentivare i comportamenti degli studenti, non solo si sono dimostrate inefficaci, ma sono anche state associate a risultati negativi degli studenti stessi.

Analogamente, nell’ambito della cura e dell’assistenza alla persona, il ricorso alla clinica ha prevalso nel corso della storia, affidandosi talvolta a regole del “buon senso” che tendevano a considerare le proprie intuizioni (o l’esperienza) come misura a garanzia dell'efficacia del trattamento.

In realtà, l'evidenza che un trattamento funziona può essere stabile solamente attraverso la valutazione scientifica del risultato e del processo. Per quanto l’esperienza clinica e il bagaglio di conoscenze dei professionisti siano un elemento determinante nell'impostare i trattamenti terapeutici, questo approccio si rivelò incompleto: la comunità scientifica iniziò a realizzare che questo bagaglio di know-how doveva essere supportato da dati scientifici in grado di dimostrare empiricamente le scelte terapeutiche e rendere più solide le proposte per i destinatari degli interventi. Senza questo tassello, le consuetudini della clinica rischiavano di condurre a soluzioni anacronistiche e, soprattutto, a continuare a supportare pratiche in realtà obsolete e non avvalorate dalla rilevanza e l'accuratezza che solo le prove scientifiche riescono a garantire. Era necessario dunque superare l’approccio basato sul “buon senso” per identificare le prove a sostegno di uno specifico trattamento e valutare la loro validità scientifica.

A partire dagli anni ‘90 quindi, si fa largo nella comunità scientifica l’idea di un approccio “evidence-based”, e il termine “evidence-based medicine (EBM)” comprare per la prima volta nella letteratura medica (Guyatt G., 1991) con questa definizione:

“the conscientious, explicit, and judicious use of current best evidence in making decisions about the care of individual patients” – "l'uso coscienzioso, esplicito e giudizioso delle migliori evidenze attuali nel prendere decisioni sulla cura dei singoli pazienti".

Nel 2005, l’articolo “Sicily statement on evidence-based practice” propone la seguente definizione di Evidence-Based Practice (EBP):

"Evidence-Based Practice (EBP) requires that decisions about health care are based on the best available, current, valid and relevant evidence. These decisions should be made by those receiving care, informed by the tacit and explicit knowledge of those providing care, within the context of available resources". – “La pratica basata sull'evidenza (EBP) richiede che le decisioni sull'assistenza sanitaria siano basate sulle migliori prove disponibili, attuali, valide e pertinenti. Tali decisioni dovrebbero essere prese da coloro che ricevono assistenza, informati dalla conoscenza tacita ed esplicita di coloro che forniscono assistenza, nel contesto delle risorse disponibili”.

L’importanza di consolidare le consuetudini e il know how dei professionisti con le evidenze che solo l’approccio scientifico è in grado di garantire raggiunge anche altri ambiti della scienza, e nel 2006 contamina anche la psicologia. Queste riflessioni si concretizzano nella definizione data dalla Task Force dell’American Psychological Association (A.P.A.) che definisce l’Evidence-Based Practice:

“la pratica basata sulle evidenze in psicologia è data dall’integrazione della ricerca con la pratica clinica, nel rispetto delle caratteristiche del paziente, della sua cultura e delle sue opinioni”.

Fatta questa introduzione, è bene puntualizzare quindi che questo approccio non è unicamente tipico delle scelte terapeutiche dell’ambito dei disturbi del Neurosviluppo ma, anzi, l’approccio evidence based abbraccia diversi ambiti della salute e della cura della persona: dalla fisioterapia alla psicologia, dall’educazione alla medicina di base, dalla gestione delle risorse umane alla psicologia degli individui e delle organizzazioni.

Questo approccio diventa centrale nella pratica professionale di figure differenti: dagli infermieri, ai fisioterapisti, dai medici al personale parasanitario, compresi quindi anche gli analisi del comportamento e i professionisti dei disturbi del Neurosviluppo.

Cos’è l’evidence-based practice

Proviamo ora a rispondere alla domanda: cos’è l “Evidence-based Practice”?
L’ ”Evidence-Based Practice (in italiano “Pratica basata sulle evidenze”), è:

“A problem-solving and decision making approach in practice that involves the conscientious use of current best (research) evidence, clinical expertise, & patient preferences. Evidence-based practice involves critical appraisal of information used to answer a clinical question.”

E ancora:

“EBP also involves integrating the best available evidence with clinical knowledge and expertise, while considering patients’ unique needs and personal preferences.“

La pratica basata sulle evidenze è un processo decisionale che sfrutta i risultati delle più recenti ricerche scientifiche per integrare le conoscenze e le soluzioni e le esperienze cliniche, costruendo un percorso personalizzato e rispettoso delle esigenze del singolo paziente. Il suo obiettivo è quello di eliminare trattamenti malsani, eccessivamente rischiosi o inefficaci per favorire quelli che, supportati dai risultati accertati dalla scienza, offrono risultati migliori.

L’Evidence-Based Practice riconosce che il processo di cura deve essere individualizzato e in continuo aggiornamento e cerca di migliorare il metodo con cui i professionisti prendono decisioni grazie a due punti chiave:

  • identificare le prove a sostegno di uno specifico trattamento;
  • valutarne la validità scientifica.

In questo senso, adottare un approccio Evidence-Based Practice ha un duplice impatto:

  • verso il paziente, poiché permette di assicurarsi che la cura sia supportata dalla più ampia ricerca disponibile al fine di massimizzare i benefici che i pazienti ricevono dalla terapia;
  • verso i professionisti, poiché fornisce un metodo strutturato per pensare e raccogliere i diversi tipi di prove utilizzate per prendere decisioni cliniche, migliorando così la propria pratica professionale.

 La Evidence-Base Practice scaturisce dall’integrazione fra tre dimensioni: expertise clinico, evidenze scientifiche, necessità degli utenti

Come suggerisce questo grafico, la Evidence-Base Practice scaturisce dall’integrazione fra queste tre dimensioni:

  • i risultati delle ricerche scientifiche;
  • la competenza clinica, l'istruzione, l'esperienza e le capacità cliniche accumulate dal clinico;
  • le preferenze, le preoccupazioni e le aspettative e i valori che ogni paziente porta con sé.

I colleghi dell’Università dello Utah, grazie al loro approfondimento, hanno chiarito ulteriormente la differenza fra la ricerca di base e l’approccio basato sull’evidenza.

Ricerca scientifica ed approccio evidence based hanno finalità differenti. Fonte: Accelerate Learning Community - University of Utah

Da un lato, lo scopo di condurre una ricerca è generare nuove conoscenze o convalidare le conoscenze esistenti sulla base di una teoria, di una ipotesi o dimostrare empiricamente un principio teorico. La ricerca implica un'indagine sistematica e scientifica per rispondere a domande specifiche o verificare ipotesi utilizzando metodi disciplinati e rigorosi, quello che viene definito appunto “metodo scientifico”.

Dall’altro lato invece, lo scopo dell’approccio basato sull’evidenza non è sviluppare nuove conoscenze o convalidare le conoscenze esistenti, ma replicare le prove e applicarle alla pratica clinica e al processo decisionale; lo scopo ultimo è utilizzare le migliori evidenze disponibili per prendere decisioni informate sulla cura del paziente.

Il metodo che sta dietro all’Evidence-Base Practice

Ogni intervento Evidence-Based Practice viene costruito seguendo un processo che vede cinque step:

  • Porre domande cliniche ben costruite;
  • Trovare le migliori prove disponibili;
  • Valutare le prove in modo critico;
  • Implementare l’evidenza, ossia combinare le migliori evidenze disponibili con l’esperienza clinica del professionista e i valori dei tuoi pazienti;
  • Valutare l'efficacia delle decisioni prese, tramite la raccolta e l’analisi dei dati.

Questi passaggi si possono ricordare più facilmente con questa sequenza:

  • Ask, Chiedere;
  • Acquire, Acquisire;
  • Assess, Valutare;
  • Apply, Applicare;
  • Check, Verificare.

Gli studi condotti da Melnyk e colleghi nel 2010 hanno permesso di aggiungere due ulteriori step:

  • Evaluate your outcomes, ossia coltivare uno spirito di indagine, per introdurre miglioramenti incrementali
  • Disseminate the information, ossia diffondere e condividere i risultati ottenuti con altri professionisti o altre organizzazioni tramite canali online (siti specializzati) oppure offline (riviste di settore, convegni).

7 step per l'approccio Evidence-Based

Sebbene questo approccio possa essere adottato dal singolo professionista, è bene sottolineare che è soprattutto il lavoro di staff e l’integrazione delle diverse competenze ad avere un impatto più significativo sui destinatari degli interventi.

Autismo e approccio Evidence-Based

E per quanto riguarda l’autismo, qual è la relazione con l’approccio Evidence-Based? Storicamente, l’autismo è stato messo in relazione con una delle teorie più false ed errate della storia della psicologica: la teoria della “mamma frigorifero”. Si tratta di un'ipotesi falsa e mai verificata, particolarmente popolare negli anni sessanta, che riconduceva l’autismo alla mancanza di calore materno e la mancanza di supporto emotivo dei genitori nei confronti dei propri figli, privati della relazione affettiva con i propri genitori nella fase dell’infanzia e da un atteggiamento freddo e distaccato nei loro confronti [1] [2, 3].
Fortunatamente, proprio grazie alla crescente affermazione dell’approccio Evidence-Based anche nella psicologia dello sviluppo, la ricerca scientifica ha progressivamente spazzato via questa teoria di tipo psicodinamico, chiarendo che l’autismo è un vero e proprio disturbo del Neurosviluppo e che non ha alcuna correlazione con la mancanza di affetto genitoriale. L’approccio Evidence-Based non solo ha garantito una definizione di questo disturbo ma ha anche offerto un approccio più solido e scientifico nel suo trattamento: grazie ai risultati della ricerca scientifica infatti, i ricercatori hanno costruito nel corso degli anni strategie e procedure efficaci, offrendo agli analisti del comportamento strumenti validi e testati per migliorare i comportamenti e i sintomi core dell’autismo. Qualsiasi sia l’abilità che i terapisti intendono migliorare (scrittura, linguaggio, comunicazione, ecc.), il punto di partenza dell’intervento riabilitativo sta nei risultati validati dalla ricerca scientifica.

Ed è proprio l’approccio che lo staff del Centro Mind The Kids adotta quotidianamente nel lavoro al fianco di bambini, adolescenti, adulti e delle loro famiglie.

Centro Mind The Kids e approccio Evidence-Based

Gli interventi che Mind The Kids offre ai bambini e agli adulti presi in carico sono Evidence-Based in quanto:

  • effettuiamo sempre un assessment iniziale delle competenze dell'utente, sia in ABA, che negli interventi ESDM che negli interventi JASPER. Ogni modello ha il suo assessment o la checklist delle competenze che sono valutate in fase iniziale e che sono oggetto dell’intervento stesso;
  • implementiamo solo il trattamento che si è dimostrato valido, efficace e cost-effective nella ricerca empirica;
  • il supervisore rimane costantemente aggiornato attraverso la consultazione delle ultime ricerche scientifiche, partecipando a seminari e workshop, ricevendo supervisione da professionisti con più expertise;
  • effettuiamo un monitoraggio costante dell'andamento del trattamento attraverso la raccolta di dati e l’analisi degli stessi (ad esempio raccogliamo dati sul comportamento e dati sulle competenze specifiche oggetto di intervento);
  • ogni decisione sul proseguire, modificare o sospendere l'intervento si basa sui dati.

Per approfondire i servizi e il nostro metodo di lavoro puoi consultare la pagina dedicata e rimanere in contatto con lo staff del centro attraverso la nostra newsletter.


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Bibliografia, riferimenti scientifici e sitografia